Mercoledì 04 febbraio 2015
di Mino Sebastiano

Aperte virgolette

Le notti bianche. Veronica Voss. La camera chiara. Dr. Mabuse. Continua. Il posto. Todo modo. Splendor. Faust. Non ti stai impegnando. Amore e rabbia. Viaggio nella luna. Luce narrante. Velluto blu. Come hai detto?
Luce narrante nella photogénie di Epstein, nella fotografia di Bigazzi, in Passion di Godard. Limiti dello spettro in cui l'occhio reagisce con la materia. Raggi pervasi di forza scrittrice. Elementi, forme, idee, lavoro. Uno sguardo al cinema per creare immagini in movimento, dall'idea alla visione finale. Sotto una luce nuova, una forma inedita di comunicazione, un ibrido audiovisivo. C'è quella cura per i dettagli del soggetto, dello sviluppo maniacale della sceneggiatura, dei particolari nel piano di lavorazione. C'è un rapporto intimo e sicuro con l'inquadratura, col piano di ripresa, col movimento di macchina. Per non parlare delle ore, dei giorni, delle settimane che trascorriamo immersi nella post-produzione montando, ritoccando, rifinendo, mangiando schifezze.

È andata più o meno così. Ci siamo ritrovati a discutere appassionatamente sul nome e io mi sentivo già zio. Poi l'illuminazione, non a caso, arriva.

Il progetto di immagine nasce col naming. Ad accompagnare la firma aziendale c'è "filmmaking". Film, anziché "movie", come richiamo romantico alla pellicola, a confessare il proprio stile e un chiaro approccio cinematografico.
Per il marchio è stato pensato un segno grafico che accompagnasse il nome senza offuscarne la forza evocativa. Si tratta di un acronimo a metà, per metà rappresentato. Alla lettera iniziale della parola luce (rintracciabile attraverso il corsivo ripetuto nella parte testuale) sono state affiancate le virgolette caporali aperte, a completare graficamente l'idea dell'acronimo (narrante). Ai più fantasiosi il segno potrebbe ricordare il fascio di luce di un vecchio proiettore cinematografico. Sui fogli e sulle buste dei formati di cancelleria è stata inserita una texture, risultante dalla ripetizione orizzontale dell'acronimo, a disegnare anche tipograficamente il filo di un "discorso visivo". Il carattere scelto per la costruzione del marchio è il Sabon di Jan Tschichold (1967), nelle sue declinazioni Italic e Roman. Il Sabon è un carattere graziato, "garamondesco", ispirato ai tipi del tipografo francese Claude Garamond. Cos'altro dire? Due colori: ciano e grigio.

Da buon compare battezzo il progetto e un po' mi commuovo, lo seguo passo dopo passo e all'occorrenza mi faccio nonna, adattando il maglione alla larghezza delle spalle. Aspetto con ansia il primo accenno di baffo, per prenderlo un po' in giro.

- - -