Giovedì 27 febbraio 2015
di Davide Pippo

Azz', è l'una!
Pratiche d'attrazione al Festival di Sanremo



Vi sarà capitato di gironzolare con lo zappatelecomando attraverso la tv. Avrete notato una certa somiglianza, per forma e contenuto, delle trasmissioni che popolano l'etere. E vi sarete pure chiesti: che minchia me le vedo a fare tutte se ognuna è spiccicata all'altra? In effetti qualcosa non quadra, oppure quadra troppo bene.

Inciampando in vecchi appunti universitari ho dato uno sguardo alla Teoria dei colori di Goethe (1810) e ho riflettuto sul Festival di Sanremo. Ho pensato che potesse essere uno spunto interessante da condividere per segnalare un modo diverso di "vedere" la televisione, anche per chi non la guarda. Nella teoria, i colori possono associarsi in maniera diretta alle emozioni dell'uomo e della donna. Il blu si colloca verso l'emisfero negativo, come la linea retta e il tono grave, tende al centro. È associato al rapimento (tirare dentro), all'ombra e allo scuro. Per questo motivo il blu è anche attrazione e annullamento. È un polo cromatico freddo, associato alla luce fredda e quindi alla quiete e all'abbandono. Il colore del cielo notturno e del mare. Forse la radice emozionale del Grande Fratello, come sinonimo di vuoto in cui ti lasci andare. Il blu si oppone al giallo (eccitante, caldo, centrifugo) e, insieme al cerchio, può essere usato per trasmettere conservazione (Rai Uno) o spegnere le irruzioni (Porta a Porta). Nel nostro caso il blu può "sequestrare" gli spettatori del Festival. Qui la Rai ha sicuramente lo scopo di fare share, ma si vuole anche assicurare che tu stia davvero incollato al televisore fino all'una, per guardarlo "fino all'ultimo respiro".

In questo senso, la scenografia dell'Ariston può condizionare la percezione visivo/emozionale. Blu ovunque e sempre. Lunghe linee sinusoidali bianche dai lati convergono al centro [Frame 1]. La sinusoide esprime il moto armonico e costante, la tendenza a non farti distrarre. I monitor led wall sullo sfondo diventano progressivamente più grandi man mano che si centralizzano: grosse immagini in questo punto [Frame 2], corrispondenti alla parte centrale della retina. Ti trasportano dentro. Simulazione della percezione stessa. Una simulazione ipnotica in cui niente è lasciato al caso. Insomma, te lo devi vedere tutto.

E così ti divertirai a guardare per la decima volta Carlo Conti, che ti minaccia addirittura dal pomeriggio, e il Muscoril in piccole dosi da spot pubblicitario. Fino all'una, con la palpebra pesante come una zucca e il bavino che ti gocciola da un lato. Anche se la voce di Gianna Nannini ti interrompe la sinapsi e tua nonna è affezionata ad Al Bano, tu non desisterai e scoprirai l'emozione di fare tardi la sera (non fai mai l'una!). Il blu ti rapisce, ti rilassa e se sei fortunato ti addormenti, altrimenti ti abbandoni. Ti abbandoni ad Anna Tatangelo e attraverso ondulate linee a Er Viperetta, tra bagliori di luci concentriche e notturne [Frame 3].
Luce centrante, attraente, spegnente.

Su www.aristonsanremo.it si può vedere la differenza con le scenografie degli anni passati, in cui l'intento non era esattamente lo stesso; più varietà di forme e colori, più apertura.

Frame 1

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Frame 2

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Frame 3

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