Mercoledì 28 gennaio 2015
di Dario Liguoro

Dimmi cosa mangi...

"Dis-moi ce que tu manges, je te dirai qui tu es". La carica rivoluzionaria del famoso aforisma del celebre gastronomo francese Brillat-Savarin giunge impetuosamente sino ai giorni nostri per ricordarci ancora una volta che il cibo ricopre un aspetto fondamentale nella costruzione della nostra identità. Ci ricorda che il cibo è linguaggio, comportamento e comunicazione tra diversi soggetti, e che l’identità alimentare è espressione di molteplici fattori (sociali, economici e culturali) che la condizionano e la plasmano.

Attraverso il cibo si può raccontare la storia, il paesaggio, l'attualità, l'economia, la società, la religione, il costume, l'arte, la letteratura, il cinema. Il cibo può essere veicolo di sentimenti (gioia, disperazione, solitudine, amicizia, amore, generosità), simbolo di progresso (ricerca, innovazione, benessere), fallimento politico (miseria, fame, spreco), rivendicazione ideologica (veganesimo), tabù religioso (si pensi ai cibi proibiti dalla religione islamica o ebraica), distinzione di genere, di culture (voi lo mangereste un cane?), di rango e di classe sociale, e molto altro ancora.

A tal proposito voglio qui ricordare una breve ma intensa esperienza condivisa con gli amici di Luce narrante che portò alla nascita del progetto "Toque Politique": un format di cortometraggi volto a raccontare la storia della Resistenza femminile antifascista europea (guerra civile spagnola, resistenza antinazista francese e lotta partigiana italiana) attraverso l'analisi di alcuni diari/ricettari dell'epoca. L'invito che porgo a Luce narrante è dunque quello di tenere in considerazione le potenzialità che il filtro narrativo dell'alimentazione può rivestire all'interno del loro operato: "comunicami cosa mangi… e ti racconterò chi sei".

- - -

- - -