Domenica 7 giugno 2015
di Davide Pippo

Dolce gattino addormentato



Nell'ultimo periodo, tra i video aziendali e il tentativo di farseli pagare (78 giorni), stiamo lavorando, con Caracó Teatro, allo spettacolo teatrale Questione di un attimo*. È la storia di un giornalista che per vivere è costretto a lavorare in un ristorante in cui riciclano i soldi della camorra. Pensavamo di integrare il video alla scena e, nella ricerca delle immagini giuste da proiettare, sono precipitato in una rassegna stampa tanto ovvia quanto sconvolgente: "Corruzione, peso da 60 miliardi" Corriere della Sera (04/02/14); "Non sono 60, bensì 100" Il Fatto Quotidiano (01/04/2015); "La corruzione sta dilagando" La Stampa (20/01/2015); "Troppi corrotti fra i cattolici" la Repubblica (20/02/15); "Incalza in carcere, corruzione in Tav, Autostrade ed Expo" Il Fatto Quotidiano (16/03/2014). E ancora "Riciclaggio e usura, denaro sospetto per 84 miliardi" e "Expo a rischio infiltrazioni mafiose", "Soldi della 'ndrangheta riciclati in politica".

Il panorama sembra confortante. Per cui decido di proseguire nella ricerca e mi vado a leggere il Bilancio dello Stato (Uhh! che dolce 'sto gattino peloso su Youtube). Sappiamo quanto sia appagante e irresistibile postare foto di dolci gattini pelosi, delle tette più grandi del mondo o del ciclista che prende di faccia un pino silvestre a 30 km/h (tra lo stupore irredento di milioni di likers). Una tentazione che si parcheggia a metà tra il tentativo di essere credibili e rispettati e il totale abbandono alla deficienza collettiva. Tuttavia conosco poche persone che, tra Candy Crush e i selfie multiposizione tipo kamasutra, abbiano preso in considerazione e diffuso qualcosa come "la foto" del Bilancio dello Stato. In sostanza, pare che abbiamo un deficit di circa 360 mld di euro (Questo gattino giocherellone l'ho visto su Youtube anche l'altra volta!). E pare che la prospettiva per il 2016 sia la stessa. Ma fin qui niente di nuovo: i debiti monetari e sentimentali ormai ci sovrastano e i conti correnti in bulimia continua non sembrano una novità.

I titoli di giornale potrebbero scendere dall'alto, sullo schermo dietro all'attore, come mattoni pesanti, macigni sulla nostra carne. Un grande tetris che forma una piramide. Sentirci come faraoni lapidati. Tronfi e arroganti, ma sepolti. Sarebbe perfetto mentre l'attore prova a liberarsi da una 500 euro avuta in mancia nel ristorante della camorra.

La cosa più interessante, però, arriva quando leggo di alcuni studi pubblicati sui principali quotidiani in cui si stima che, in base solo ai sequestri e alle confische, il fatturato delle mafie sia di 138 mld, con un utile pari a 105 mld di euro (Oh! dolce gattino morbidoso che salta scoreggiando!).
Ad occhio sarebbe inutile ogni genere di analisi o dibattito politico. Il dato è reale. Ma per non fasciarmi la testa cerco informazioni più dettagliate. Vado a finire in un articolo de Il Sole 24 ore di qualche anno fa (15/07/2013). Scopro che la 'ndrangheta, per dimensione e giro d'affare, si colloca nei vertici alti della economia italiana dopo Eni, Fiat ed Enel, con 20 mld di euro, a seguire Telecom, Finmeccacina ed Esso (Ma dov'era il video di quel gattino mentre faceva la cacca a testa in giù?). La mafia sembra aver sostituito in pieno il ruolo dello Stato: è in attivo, prospera, dà lavoro e investe in tutte le grandi opere.

Ok, la piramide me la sono già giocata. Come rappresentare in video il fatturato più alto in Italia, cioè quello delle mafie? Non esiste rappresentazione di una realtà già pienamente rappresentata. Manderò delle scritte sullo schermo come titoli di quotidiani, unite all'attrazione viscerale che abbiamo per le posizioni feline: gattino gioca con filo di lana, un profitto da 105 mld di euro.

Me ne bel mezzo della notte mi sale un mix perfetto tra ansia, disgusto e voglia di scappare. Per cui decido di fare la cosa più semplice, chiudere Word e aprire Youtube in cerca di video superspettacolari (Mmm... dove ho visto il video di quel dolce gattino addormentato!?).. Meglio non pensarci!

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*Questione di un attimo è uno spettacolo teatrale scritto da Emanuele Tirelli, con Marco Ziello e diretto da Alessandro Gallo. Produzione: Caracó Teatro. Progetto video: Luce narrante.

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