Giovedì 26 marzo 2015
di Salvatore Lento

Dove ti ho già visto?



Quand'ero più giovincello e le idee fiottavano nella mia testa spensierata ed entusiasta, perché non si poneva ancora il problema di come realizzarle, avevo scritto un soggetto in cui immaginavo un tipo che dopo un forte trauma emotivo, a livello conscio completamente rimosso, non riusciva più a riconoscere le persone che lo circondavano; per esempio, era convinto di andare a prendere un caffè con qualcuno e una volta arrivato all'appuntamento si trovava davanti qualcun altro, e più insisteva in questi misunderstanding, più la sua pazzia nascosta veniva fuori e il trauma remoto riaffiorava. In realtà, quel soggetto si arenò miseramente perché la pazzia del personaggio era quasi contagiosa e il sottoscritto temeva di perdersi dietro la sua creatura. Mi immedesimavo a tal punto nel personaggio, nella sua totale mancanza di punti di riferimento conoscitivi, nel labirinto dei sui perpetui tentativi di accoppiare il nome giusto alla persona giusta, che anche io alla fine, come si suol dire, stavo uscendo pazzo appresso a lui.

Nella mia più recente vita bolognese, per un qualche scherzo del destino, c'è stato un periodo in cui camminando per strada avevo sempre più la sensazione di conoscere gran parte delle persone che sfrecciavano attorno a me, a volte le fissavo con aria inquietante, e raramente riuscivo ad accoppiare a quelle facce un giusto motivo per conoscerle. Come per il mio vecchio personaggio, ho iniziato a cercare nei meandri della mia psiche qualche trauma rimosso, un guaio sedimentato, una sventura dimenticata, ma siccome ricordavo fin troppo bene ogni negatività accadutami dalla nascita ho dovuto accantonare l'ipotesi psicotica e concentrarmi meglio sulla mia quotidianità.

La soluzione era dietro l'angolo, evidentissima come la nebbia bolognese: montavo video matrimoniali, tanti video matrimoniali. Ne montavo, e ne monto sempre di più per fortuna, video di tutti i tipi, ma quelli matrimoniali erano senza dubbio la radice di quel mio disturbo.
Un po' come direbbe il bambino de Il sesto senso, vedevo la gente dei matrimoni che montavo. E non solo quella che avevo conosciuto personalmente (la qual cosa sarebbe normalissima) ma la moltitudine di sconosciuti che avevo visto nei video girati da altri colleghi e che per lavoro mi ero trovato tra le mani. Centinaia di persone che sfrecciano sulla mia strada, visi familiari come di chi hai incontrato per molte ore (guarda un po', il tempo di un montaggio). Con loro hai virtualmente ballato, ti sei profondamente commosso, hai goliardicamente fatto scherzi, ma mentre li guardi che ti superano ad un incrocio ti ritrovi a sussurrare: "dove ti ho già visto?".

P.s.: solo dopo anni mi sono reso conto che Amenabar aveva già realizzato un'idea simile alla mia con Apri gli occhi (frame 1), più tardi ricopiato per l'America in Vanilla Sky, ma questa è un'altra storia.

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Frame 1

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