Mercoledì 01 aprile 2015
di Marica Marzano

Faccio un film



La prima volta che la videocamera è entrata in casa mia ho pensato: "adesso faccio un film, lo fanno tutti, lo faccio anche io". Avevo 10 anni. A 10 anni tutto si può fare. Certo, dipende anche da che genitori hai, io ho quel modello di genitori che ti lascia disegnare sui muri. Quindi, faccio un film.
Primo problema. Dove trovo gli attori? Esco in giardino. Vedo i gatti. Problema risolto. Cominciano le riprese, bel sole, bella luce, i gatti tutti in orario. All'inizio era tutto un po' buio… lo è stato fino alla fine in realtà. Ma pensavo fosse una cosa da registi. Una cosa tipo: giri tutto il film e poi scopri solo alla fine com'è venuto. Per questo per girare un film ci vogliono giorni. Pensavo.

Dopo quattro ore di riprese finisce la cassetta. Quattro ore di film. Forse ho esagerato. Ma poi no, penso che sicuramente sarebbe piaciuto a tutti gli intellettuali che amano i film lunghissimi che alla fine non ci capiscono un cavolo ma dicono a tutti che è stato "estremamente interessante e che hanno fatto un viaggio introspettivo molto profondo e si sentono vicini alla solitudine del regista". Insomma, decido che va bene. Lo guardo. Tutto nero. Quattro ore di nero. L'audio era interessante, a tratti… interessante quanto possono esserlo delle conversazioni fra gatti per intenderci. Poi una voce interrompe il mio profondissimo momento creativo: "Hai tolto il tappo?!" Il tappo. Il tappo!!! Ma chi mette un tappo ad una videocamera?! - penso - cosa hanno paura che esca da una videocamera?! Solo gli adulti possono fare queste cose. E come ogni regista preso da una crisi di ispirazione, lascio la videocamera con fare stizzito e mi ritiro nelle mie stanze. Fine.

Dopo un viaggio alla ricerca d'ispirazione lungo un anno, a 11 anni, riprendo in mano la videocamera. Tolgo il tappo. 10 minuti di riprese di una mela sul tavolo che non ne voleva sapere di bucare lo schermo, seguono 2 ore di inquadratura fissa del termosifone. La voce che l'anno prima mi aveva fatto notare l'esistenza del tappo sentenzia: "la devi spegnere la telecamera tra una ripresa e l'altra!". Questo episodio segna la mia carriera da regista definitivamente. Da quel momento in poi, i film, solo nella mia testa.

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