Venerdì 9 gennaio 2015
di Davide Pippo

La crisi degli spazi



Tra i tanti confini dell'uomo, lo spazio non si fa mancare.
Il Cinema lo disegna ormai puntualmente da più di un secolo, regalandoci la possibilità di allargare i nostri limiti e di sognare anche se non è richiesto. Immagini che creano significati e mondi nuovi.

Eppure, molti di questi significati a volte sembrano più solidi se si guarda al passato, a cose accadute, in qualche modo sicure (il primo amore, Ken il guerriero, ferragosto in spiaggia). La distanza dall' hit e nunc diventa una necessità in momenti difficili. Poi pensi che in fondo una vera crisi esiste, è reale, c'è davvero e ti aspetta al portone, e che il passato non c'entra poi sto granché. Magari qualcuno ci ha spedito 'sta bella cartolina e ce la dobbiamo tenere. Ma c'è un però. Guardando meglio, oltre la cartolina, lo spazio è aperto. Lo spazio da rappresentare, da parlare, da disegnare a mano o con Adobe, da scrivere con un caffè, da ascoltare con Gianni; lo spazio per tenerci centinaia di libri, obiettivi fotografici e cartoni della pizza. Lo spazio che ci dobbiamo riprendere in qualche modo, con un blog oppure occupando la porta girevole delle poste. Magari pensando a come smontare il varco ZTL di Porta Sant'Isaia, o se I matti della polenta sarà un posto all'altezza delle aspettative. Tanto aprirà La Svolta.

E così ci siamo ritrovati a mettere annunci per cercare persone, e un luogo in cui mandare avanti progetti, situazioni. Interessanti come la voglia di non fare le cose noiose. Che di noioso, volendo, hanno poco. Spazi talmente grandi da sentirci l'eco del respiro dentro (che sia anche un rutto liberatorio). La crisi è piccola: un metro quadrato al massimo, la municipale che ti ferma, il caffè bruciato, la gomma bucata. Il tempo di un passo e tocchi il muro. Un passo cingolato.

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