Sabato 07 febbraio 2015
di Davide Pippo

La sindrome di Hermes



Tempo fa mi trovavo sull'Appennino marchigiano a fare delle riprese video per una convention aziendale. Si prospettavano quattro giorni di duro lavoro. Arrivo di mercoledì sera, il tempo di posare i bagagli e mi chiamano immediatamente per definire il programma del giovedì. Già con la schiena sfondata, per via dell'ergonomico sedile di ultima generazione della mia Fiat Marea, li raggiungo nella hall dell'albergo dove iniziamo a stabilire il da farsi: tre ore di ripetuti elenchi puntati. Poi raggiungo due relatori per sistemare insieme le interviste del venerdì. Loro parlano facendo richieste di ogni tipo, manco fossi David Letterman, e io mi immagino coniuge del materasso. Guardo l'ora, sono le 03:30. La sveglia è alle 06:30. Ottimo inizio.

Non sento la sveglia, come minimo. In ordine salto: doccia, colazione continentale e lavata di denti. Per sbaglio, una mentina che ho nella tasca destra dello zaino, lì dalle scuole medie, mi salva la mattinata o, meglio, la salva agli altri. Mi incontro col gruppo di lavoro, inizia l'allestimento della sala in cui si svolgerà la convention. Il mio compito è filmare le tappe di lavorazione, fare delle interviste, sincronizzare tre videoproiettori per gamma cromatica, luminosità e contrasto, saltare il pranzo, bestemmiare subito dopo, spostarsi tra sale diverse in cerca di materiale buono da filmare e, quando tutti avranno finito, ritirarmi come un monaco benedettino in camera e montare 10 minuti di video backstage entro le 08:30 del giorno successivo.

Alle 16:00 la rotula inizia a lampeggiare, alle 18:00 mi ricrescono i capelli contro ogni mio volere (quando ci metti anni per abituarti ad essere calvo poi esigi un minimo di rispetto da ricrescite tricologiche improvvise) e alle 18:30 le ascelle si confondono con la fontana vittoriana del parcheggio. Alle 19:00 inizio ad utilizzare in maniera virtuosa dispositivi come diaframma, otturatore, esposizione e formato di registrazione. Alle 20:00 i proiettori sono sincronizzati perfettamente ma mi sono giocato retina e cornea per riuscirci. Alle 20:30 un cameriere dell'albergo vola a 200 km orari con un vassoio di maccheroncini panna e salsiccia davanti ai miei occhi. Non faccio in tempo. Alle 20:31 impreco in maniera creativa per i maccheroncini ma continuo a filmare pannelli mobili, americane e luci strobo, sistemazione di tavoli, sedie, palchi, piante, muletti, cavalli, regine, stelle alpine e orsacchiotti da un metro cubo, scimmie inesistenti, fiori finti, richieste esoteriche, cinciallegre, drastici e inquietanti rumori provenienti dal soundcheck, canguri e calzolai. Non sudo più, evaporo.

Monto la steadycam per la ripresa finale della sala allestita vuota. Sono le 23:30. Sono talmente cotto che per bilanciarla mi servirebbe l'aiuto di un fruttivendolo. Difficile, impossibile nella mia condizione. Ma non ho tempo, la uso così com'è. Vado spedito avanti e indietro, a destra e a sinistra con un'inquadratura a 30° angolo basso-sinistra. Inquadrature talmente sbilenche che Lars Von Trier mi stimerebbe. Vado avanti per 45 minuti. Alle 00:15 realizzo che l'idea della steadycam, in quella situazione, era stata talmente una cazzata che decido di cambiare professione. All'01:00 penso che prima di cambiare professione devo rimediare al casino che ho creato e finire le riprese per cui ero stato pagato. Il tempo passa, mi pressano. Cerco disperatamente un po' di energia in fondo alla rotula, smonto la steadycam e riprendo la reflex. Rifaccio tutte le precedenti inquadrature di merda da capo. Mi stanno col fiato sul collo, devo muovermi, devo sbrigarmi. La proiezione del video backstage, che sto ancora girando, è alle 09:00, in apertura convention davanti a 400 persone. Non mi ricordo più come si bestemmia. Il sudore lascia spazio ad una sorta di sospensione aurea che volteggia attorno al mio cranio. Una sensazione extracorporea inizia ad immobilizzarmi e piango pensando ai maccheroncini alla salsiccia. Ma non ho tempo per disperarmi.

Alle 03:00 salgo in camera, acquisisco tutto il materiale (2 ore) e mi metto a montare. Alle 04:45 mi preoccupo seriamente della mia risata sguaiata a pancia stretta sul letto e poi del saltellare nudo nel bagno. Apro il frigobar e una birra mi resuscita per un po'. Alle 08:00 un folletto mi saltella sul mouse, la fatina del cazzo mi vola attorno alle orecchie (che dopo due giorni ho realizzato essere una zanzara), un cammello con la lingua secca mi lecca il collo. Alle 08:30 chiudo il montaggio ed esporto la sequenza tenendo a bada un'iguana col piede sinistro.

08:40. Corro attraverso la hall, la cucina e il bar dell'albergo. L'iguana, il cammello e la scimmia mi seguono a fiducia. Il cane con la rotula in bocca. Raggiungo la postazione regìa nella sala dove avverrà la proiezione con la chiavetta USB in una mano e la fatina nell'altra. Consegno il video al referente dell'azienda appena in tempo per controllarlo. Mancano 15 minuti alla proiezione. Sono affannato, stanco morto, gli occhi rossi come se avessi fumato 25 grammi d'erba, le braccia tremanti e un vistoso tic al collo sviluppatosi qualche ora prima. È solo il secondo giorno di lavoro. Controlliamo insieme il video e al termine lui mi fa: "Mmm... carino, ma non vedo l'inquadratura dell'asta del microfono da cui parlerà il capo! Ce l'hai? Riusciamo a metterla da qualche parte?"
A voi la risposta.

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