Lunedì 09 marzo 2015
di Iacopo Di Girolamo

Le scuole grosse*



Volevo celebrare i dieci anni di questa storia commovente.
Nel 2005 bazzicavo nel teatro off napoletano, dirigendo video e facendo tutte le frenetiche sperimentazioni che si potevano fare su Premiere 5.5. Lo stesso anno scrissi e diressi Faccia Comune, la mia prima "pellicola breve" (letteralmente: lo girai in Super16mm). Tutte cose belle ma che ovviamente non mi facevano guadagnare nulla. Per fortuna c'era il mondo delle televisioni locali.

Dopo quattro pubblicità scritte e girate per un noto (molto noto) negozio di elettrodomestici del campano, costruite su spinte citazioni dalla famosa trilogia western di Leone (dove le paghe erano basse per tutti ma avevamo a disposizione un'ottima sartoria e due cavalli), fui chiamato per una giornata di riprese per uno show locale, conosciuto principalmente per aver messo sotto i riflettori l'attuale donna di uno dei nostri barzotti statisti...

Il producer, a quanto pare, era riuscito a leggere il mio curriculum vitæ fino alla parola "Curriculum", per poi scocciarsi e decidere che sarei stato abbastanza bravo per il ruolo di gaffer. Non avendo mai lavorato come gaffer in vita mia, mi presentai sul set in maglietta, jeans e gilet da pescatore (quelli che si trovano sugli autogrill, pieni di tasche, taschini e gancetti). In ogni tasca del mio gilet ci trovavi una meraviglia da grande elettricista: nastri isolanti, pinze, taglierino, un metro estraibile e un cacciavite cercafase. Mi diedero subito del caffè da preparare e dei vestiti da trasportare. Capii quasi subito il disguido linguistico: nessuno voleva che io fossi un gaffer, piuttosto dovevo fare loro da runner.

Il set era l'abitazione privata di uno degli attori. Eravamo nel quartiere di Casoria. Nella casa ambulava stancamente l'attore Antonio Allocca, che stava così concludendo una carriera partita da Eduardo De Filippo e Francesco Rosi, condita dalle grandi collaborazioni con Mario Merola e Nino D'Angelo, passato alla storia come il professore de I ragazzi della Terza C. "Sacchi? 2!". Lo fermai e gli dissi che ero un suo grande ammiratore e che lo avevo citato nella mia tesi di laurea sul cinema napoletano dei guappi negli anni '70-'80. Ne fu entusiasta e poi mi chiese cosa ci facevo lì a offrire il caffè. Pochi minuti dopo ero stato promosso al ruolo di assistente alla regia. O almeno così mi parve.

Una serie interminabili di irresistibili sketch televisivi dopo, ci fu una situazione di stallo, fondata principalmente sull'improvviso spostamento del punto macchina, che avrebbe definitivamente rovinato tutta l'inquadratura che era sempre la stessa da ore. Così ebbi il coraggio di spiegare che si poteva provare a fare un "controcampo", azzardandomi ad accennare alla regola dei 180° e che, sì: la cosa si poteva fare. Ci fu un momento di silenzio, prima delle parole di uno degli attori: "Azz! Si vede che hai fatto le scuole grosse!". Questo sintetizzò l'approvazione generale dei presenti.

La telecamera fu spostata poco più a sinistra. Mi parve quasi di vedere sul pavimento tre solchi creati dalla costante posizione del treppiedi. La giornata finì senza grossi colpi di scena. Nemmeno con la promessa di un mio ritorno. Infatti non si fecero mai più risentire.

*scuole grosse = studi universitari

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