Lunedì 12 gennaio 2015
di Salvatore Lento

Ti lascio un aziendale

Non ricordo dove, ma da qualche parte una volta ho letto che siamo quello che lasciamo. Questo significa che quando esaleremo l'ultimo respiro la gente si ricorderà di noi non solo per quanto di buono e bello abbiamo fatto, ma anche per gli oggetti, i manufatti, le Cose che materialmente sono scaturiti dalla nostra persona. Considerazione ragionevolissima. Eppure in base a questa premessa mi viene da pensare che anche i file possono meritatamente rientrare in questa categoria, dunque un giorno mi dovrò preoccupare di ritrovare e ordinare accuratamente tutti i miei pdf, i jpeg, gli h264, i word (o openoffice) anarchicamente disposti sui desktop e nei meandri più oscuri di ogni computer e hard disk in mio possesso, nella consapevolezza del fatto che un giorno saranno le uniche "prove" del mio passaggio sulla terra.

Una catalogazione fattibile per gente ordinaria che coi computer ha frivolamente a che fare nel tempo libero, più impegnativo d'altronde per chi come me si occupa di comunicazione audiovisiva in una casa di produzione di Bologna, e che di materiale digitale ne produce a bizzeffe, non per sé ma per gli atri.

Nello specifico inizio a preoccuparmi da qui ad allora (la mia dipartita intendo) per tutti i video, più o meno gradevoli, che la mia mente e il mio costoso mouse hanno generato in questi anni. Spot pubblicitari, documentari, video aziendali, backstage, motion graphic e, non trascuriamoli, video matrimoniali. Decine e decine di file dai numerosi formati da selezionare e sistemare, ora semplicemente sparsi ad affollare di continuo diari digitali, pagine fan e svariati siti di clienti, conoscenti, amici e "nemici". E mi interrogherò furiosamente su quale filmato aziendale mi rappresenta di più, o su quale, tra i video emozionali che ho partorito, mi ha emozionato davvero. Ancora, quale spot wedding devo salvare all'oblio per essere ricordato meglio?

Dopo una serie di domande introspettive e deliranti come queste (perché solo in certe condizioni psicofisiche si possono fare ragionamenti del genere) non posso fare a meno di sorridere immaginandomi non più tra voi ad osservare dall'alto la mia amata. E lei, per ricordarsi di me, non guarderà la mia fotografia ma quella di un mio cliente, non il video che ritrae "noi" due ma "altri" due, non una lettera d'amore ma un soggetto per un documentario da girare ad Ibiza. E sono proprio lì che la guardo, nella penombra della stanza da letto, mentre inserisce un disco nel lettore blu ray. Dopo 10 minuti di uno struggente film matrimoniale, perde il controllo dei propri nervi e si scioglie in un liberatorio pianto perché, come mi diceva sempre, i filmini di matrimonio come li faccio io non li fa nessuno.

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